Il messaggio dell'Accademia Senocrito

Seminara, le ceramiche Ditto e Cosenza

Ceramica Ditto AntonioLa fiera di San Giuseppe e Seminara?

Sicuramente c’è legame, vicinanza anche fisica perchè ogni anno i ceramisti di Seminara, con le loro botteghe attive cercano il contatto con la città Bruzia non per arricchirsi ma per portare forme e colori, note di vita che da un paese del basso tirreno si espandono per abbracciare il territorio calabrese. Certo è anche commercio, di quello che un tempo creava dei veri e propri scambi culturaliPesce e Riccio di Antonio Ditto, si attendeva la precisa circostanza perchè si sapeva che quella “fiera” offriva l’opportunità a molti di trovare cose che nei negozi non era possibile trovare. La mia valutazione nel 2015 forse è troppo romantica: leggo la loro presenza come un dono per gli occhi, certo non è un momento buono per comprare, i soldi servono per l’ordinaria amministrazione e a volte non bastono, però non posso non pensare che dietro quelle ceramiche c’è qualcosa che va oltre il semplice oggetto. La mia radice poco centra con Seminara, identifico però in quelle forme e nell’uso dei colori la mia Regione perchè ho bisogno di cercare ciò che ci contraddistingue per rafforzare la mia visione “identificativa”: quale traccia chiara e precisa ci appartiene in quanto calabresi? La ceramica di Seminara è una di queste tracce. Nel cercare con determinazione un libro (riuscendoci attraverso l’acquisto per posta), dal titolo “Seminara – dall’arte dei pignatari alla ceramica d’arte” – ho provato una grande gioia sfogliando la parte iconografica perchè raccoglie il meglio della produzione artistica di illustri ceramisti del luogo, molti dei quali defunti. IMG_9434 copiaAntonio Ditto porta il nome di suo nonno perchè nella sezione dedicata a questa famiglia c’è a pag. 250 “Ditto Antonio – 1890/1973″, la foto è una bottiglia antropomorfa conservata nel Museo Etnografico Raffaele Corso di Palmi. Quello che ho conosciuto io è il nipote? Penso di si, suo padre è Domenico, ceramista anch’egli, una famiglia che porta avanti, ognuno seguendo il proprio percorso, la  tradizione che si muove tra oggetti di uso quotidiano e pezzi artistici perchè tutti eseguiti, dalla modellazione alla colorazione, in modo unico e personale. I cognomi storici a Seminara sono tanti, i Condurso, i Ferraro, il libro continua facendo vedere le opere di Vincenzo Antonio Latino, Natale Russo, Antonio Jemma, …

Il particolare della brocca mette in evidenza il richiamo antropomorfo che Ditto ripete nel riccio e nel pesce, maschere espressive che, come lui stesso dice, sembra che vogliano parlare alla persona che li osserva incuriosita.E’ una nota ricorrente nelle ceramiche di Seminara, senza dimenticare gli effetti pittorici su una argilla che con orgoglio viene rivendicata come “propria”; alla domanda se ancora usate l’argilla del posto, la risposta è SI, del resto basta osservare le parti lasciate visibili ed ecco apparire quel colore, inconfutabile. Pesce - particolare di A. DittoNel particolare fotografato, della “Fiasca ittiomorfa” emerge uno sguardo altrettanto magico – fantastico, scegliendo il bianco e nero volutamente per concentrare l’attenzione sulla modellazione antropomorfa. Dal libro estrapolo un passaggio che trovo interessante a proposito della forma: “Nel catalogo della Mostra di Etnografia del 1911 si trovano segnalate queste “borracce” a forma di pesce, che sono il distintivo rituale dei pellegrini nella fiere di San Rocco di Rosarno. Il significato del rito sacro è chiaro, quando si consideri che nel culto e nelle manifestazioni religiose del popolo ricorre la figura del pesce che fu simbolo dei primi cristiani”.

IMG_9437 copiaIl riccio ha valenza apotropaica, con i suoi numerosi aculei scaccia i mali, li tiene a distanza… E’ il padre Domenico che afferma di aver apportato per primo una modifica a questo modello tradizionale aggiungendo il musetto ed il naso.

A pag. 123 leggo e scrivo: “Il colore verde ramina ed il blu cobalto esprimono la dimensione della natura e del cielo; ma è il giallo arancio il vero colore dell’espressione di Seminara: la terra gialla delle messi, la fiamma gialla generatrice dei raggi solari. Ma esso è soprattutto il colore violento, forte delle pulsioni; nell’universo contadino non vi è mediazione alla grevità della fatica, le istintualità dell’inconscio allora emergono gialle ed accecanti la ragione.”

Queste poche tracce, tra immagini e parole, per me stessa e per chi, affascinato dalle forme e dai colori, sentisse il bisogno di capire con la ragione e con l’istinto la bellezza di questa ceramica che tocca le corde emotive, quelle che dovremmo imparare a “suonare” facendo leva sull’allenamento che i linguaggi non verbali ci offrono, sempre per una nostra necessità di vita, alimentando quel legame tra noi e la Terra che occupiamo.

PS: i pezzi fotografati singolarmente sono stati acquistati, sostenere l’artigianato artistico quando è possibile!

Luciana Vita