Partecipo all’inaugurazione e alla chiusura della mostra dell’artista Puija,
opere che raccontano la “Natura” vista nella sua versione più intima, indagata nel tempo, tutto questo nella magnifica cornice espositiva di palazzo Arnone. In francese avremmo detto “Vernissage”, apertura e specularmente, a chiusura mostra, avremmo usato il termine “Finissage”. Ironia a parte, ho particolarmente gradito l’atmosfera creata a chiusura perchè fatta coincidere con le Giornate Europee del Patrimonio (GEP 2024 – patrimonio in cammino), opportunità per essere in buona compagnia visitando nuovamente la mostra “Natura” ed il patrimonio artistico della Galleria con la dott.ssa Anna Cipparrone, storico dell’arte.
Ritornare nei luoghi che credi di conoscere perchè già visitati più volte potrebbe sembrare superfluo, in realtà è sempre una scoperta. Ascoltare Antonio Puija nel racconto del suo percorso creativo che si dipana tra Novecento e terzo millennio, è cogliere la necessità dell’artista di percorrere strade che possano tradurre in immagini concetti storici, filosofici, appresi scegliendo autori, letture che formano la mente e che attraverso la sua azione creativa vengono alla luce. Dimostra che la perseveranza, abbinata alla passione, permette di tessere legami sul territorio regionale svolgendo un vero e proprio ruolo sociale dove il linguaggio dell’arte diventa linguaggio universale.
Un percorso ricco, il suo, segnato da tappe importanti, persona umile che abbraccia la pittura e la ceramica come un tutt’uno, inserendo tra i suoi lavori opere ceramiche dal forte valore simbolico. All’età anagrafica da settantenne, specularmente vediamo l’energia creativa del giovane in continua ricerca, appassionato della sua terra che da Monterosso Calabro si stabilisce a Lamezia Terme coinvolgendo nel suo viaggio artistico una moltitudine di persone. Riflessioni che ci aiutano a cogliere le presenze positive e operative in una Regione che necessita di forti testimoni.
Luciana Vita
