Scrivere sulla costanza, l’impegno che nel tempo produce bellezza, su tutto ciò che il lavoro che viene generato dalla creatività umana consente risultati che attraversano i sensi, è ciò che può far sperare in un mondo migliore. Non amo le “parentesi”, le intuizioni che possono durare una stagione o che diventano un semplice episodio non più replicabile.
Dietro la parola “costanza” c’è spesso e volentieri una figura
femminile che crede nel valore generativo dell’arte che diventa motore propulsore di iniziative che segnano il momento storico evolvendosi decennio dopo decennio. Far diventare uno spazio privato un museo all’aperto diventa un progetto che, oltre ad essere sognato, richiede tempo, costanza, volontà e idee!
Il “Pavone che canta alla luna”è un’idea che si inserisce tra la vegetazione assumendo così un’aria ancora più naturale.
Un’armatura modellata con il cemento, decorata finemente con tessere in ceramica e vitree che accentuano la luminosità cangiante in base alla luce del giorno. Un pulpito implicito che può essere usato per declamare odi diurne o notturne. Un pavone che, tra scultura e decorazione, troneggia entrando in simbiosi con lo spazio che lo circonda e con chi desidera farne uso per dare voce a lui, occupando quei volumi creati dove, trasformando la coda in scalini, si raggiunge il corpo pronto ad accogliere, protetto da due ali ben armonizzate.
E l’armonia continua con le mattonelle realizzate all’interno di un progetto internazionale, oggi installate come “alzata” di una scala esterna dando vita ad un cromatismo vivace ed una varietà formale che riprende in gran parte antiche trame. Una texture per impronta realizzata partendo da un ampio campionario di ricami, centrini, merletti conservati nel tempo. A Maria il merito di ideare e muovere
una reale e concreta partecipazione attiva grazie ad una visione della vita aperta alla collettività, alla ricerca di un’armonia filtrata dai linguaggi dell’arte.
Luciana Vita
